Piemonte invaso dalle Zanzare? Colpa (anche) dell’intervento tardivo!

Dal momento in cui il clima torna a farsi sufficientemente favorevole, le zanzare che hanno superato l’inverno sotto forma di uova o anche di esemplari adulti danno di nuovo il via al loro ciclo vitale. Se la primavera concede giornate abbastanza miti, senza improvvisi colpi di coda del freddo invernale, l’aumento della popolazione di zanzare può procedere in modo costante e a ritmo sostenuto, paragonabile per certi versi a quello con cui crescono i casi di un’epidemia legata a un virus molto contagioso.

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Se ci mettiamo che oltre i 2/3 dei cicli riproduttivi si svolgono all’interno di proprietà private – e sappiamo quanto poco sia diffusa la corretta cultura di prevenzione del problema presso i singoli cittadini – capiamo bene che le disinfestazioni pubbliche svolte da ditte specializzate ingaggiate dalle amministrazioni locali possono fare ben poco per contrastare la diffusione delle zanzare. Se poi aggiungiamo all’equazione due fattori come l’intervento tardivo e un’estate molto precoce, ecco che abbiamo tutti gli ingredienti per il boom di zanzare che in questi giorni sta interessando molte zone d’Italia.

Ad esempio Repubblica riporta il caso del Piemonte, dove l’arrivo del caldo anticipato già a maggio ha preso in contropiede il piano anti zanzare tradizionale, da sempre basato sul calendario e previsto ai primi giorni di giugno.

E se la zanzara comune, la nostra Culex pipiens, era già comparsa a marzo, proliferando soprattutto nelle aree rurali e nelle risaie, visto che in quelle zone sono ormai assenti le operazioni di contrasto, sospese a causa della carenza di fondi, l’arrivo a maggio anche della zanzara tigre, Aedes albopictus, ha definitivamente fatto saltare il banco, rendendo ancora più marginali gli effetti degli interventi che in fretta e furia le varie amministrazioni locali hanno poi autorizzato.

Non dimentichiamo che presumibilmente mancano all’appello anche altre specie di zanzara, visto che solo lo scorso anno in Piemonte erano state individuate, all’interno di un recipiente di cemento pieno d’acqua, delle larve di zanzara appartenenti al genere Aedes japonicus (zanzara giapponese) e Aedes Koreicus (zanzara coreana), quest’ultima mai prima di allora riscontrata in regione.

“Purtroppo la concomitanza tra il caldo precoce e il ritardo dello stanziamento regionale non ha agevolato – spiega Andrea Morando, presidente di Ipla (Istituto per le piante di legno e l’ambiente), società controllata da Regione Piemonte – ma la nota positiva è che per la prima volta è stato approvato un accordo triennale e quindi dal 2023 potremo avviare la campagna anti zanzare appena le condizioni meteo lo consentiranno”.

Speriamo allora che almeno si impari dagli errori commessi, un discorso valido non solo per il Piemonte e le tante altre regioni d’Italia che in questo momento sono alle prese con un significativo allarme zanzare, ma anche e soprattutto nei confronti di quelle tantissime persone che ancora oggi sottovalutano o ignorano del tutto le conseguenze potenzialmente gravi di una proliferazione incontrollata delle zanzare.

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