Zanzare sopra i 1000 metri di quota in Italia: nemmeno le Alpi sono più al sicuro

Una volta le zanzare erano un problema da pianura. Ora, però, si stanno facendo strada anche in montagna, spinte da temperature sempre più alte che rendono più agevole il compito di adattarsi, nel quale soprattutto alcune specie, come ad esempio la zanzara tigre, sono già campioni assolute!

La dinamica alla base di questo fenomeno, ossia gli effetti del cambiamento climatico, è la stessa di quella che ormai da anni facilita la presenza e l’attività delle zanzare in Italia anche nei mesi dell’anno in cui storicamente il freddo le aveva già costrette a battere in ritirata. Potete approfondire il concetto in questo nostro articolo sul perché e come le zanzare sopravvivono all’inverno.

In Piemonte l’Ipla (Istituto per le Piante da Legno e l’Ambiente), ossia l’ente regionale che dal 2007 monitora e contrasta questi insetti, ormai trova zanzare nelle varie trappole fino a 1000 metri di altitudine, un risultato che qualche decina di anni fa era del tutto impensabile. È nelle valli alpine più sensibili al cambiamento climatico, come la Valle di Susa, che si sta registrando la maggiore presenza, ma la tendenza è ovviamente destinata a crescere. Anche se finora i numeri delle catture sono stati realizzati soprattutto dai comuni sotto i 600 metri, la diffusione verso quote più alte farà presto entrare nel programma regionale di disinfestazione, anche molte località montane.

L’Ipla utilizza un mix completo di strumenti e metodi di cattura delle zanzare, incluse trappole attrattive con anidride carbonica per gli insetti adulti (come la BG Mosquitaire) e ovitrappole per le larve. Se volete conoscere più nel dettaglio i sistemi di monitoraggio dell’Ipla, trovate una presentazione delle attività di sorveglianza direttamente sul sito dell’Ente.

Quattro specie già insediate, e due in arrivo

Dai risultati del monitoraggio, ad oggi è confermata nel territorio piemontese la presenza stabile di quattro specie principali di zanzare, e cioè:

  • zanzara comune (Culex pipiens), la classica presenza serale vicino ai letti.
  • zanzara tigre (Aedes albopictus), arrivata negli anni ’90 e ormai perfettamente acclimatata anche in quota.
  • zanzara di risaia, tipica delle zone di coltivazione ma in grado di spostarsi rapidamente anche nei centri abitati.
  • Anopheles spp., più rara ma presente, potenziale vettore della malaria.

Negli ultimi anni si sono aggiunte anche due nuove presenze orientali: la zanzara del Giappone (Aedes japonicus) e la zanzara Coreana (Aedes Koreicus), capaci di resistere al freddo e attive già tra febbraio e marzo.

Prevenzione: colpire le larve, non rincorrere gli adulti

Ogni anno il Piemonte investe circa 2,5 milioni di euro per la lotta alle zanzare, alla quale partecipano la Regione con 1,5 milioni e 220 comuni aderenti con circa un milione.

«È molto più efficace colpire le larve, che si sviluppano in tombini, bidoni e sottovasi», spiega Igor Boni, responsabile per il territorio di Ipla. Le zanzare adulte vengono trattate solo in casi specifici, ad esempio in presenza di pazienti malati rilevati dal Seremi – il servizio regionale per le malattie infettive. In questi casi, l’intervento copre un raggio di 200 metri intorno all’abitazione, all’ospedale o all’aeroporto coinvolto.

Un’estate che si preannuncia intensa

In Piemonte quest’anno le zanzare sono arrivate più tardi, perché le notti fresche di maggio hanno ritardato la schiusa, ma la stagione è entrata nel vivo e le trappole si stanno riempiendo, in linea con le statistiche registrate l’anno scorso, che hanno mostrato un’impennata estiva durata fino all’autunno inoltrato.

Il messaggio è chiaro: agire presto, soprattutto sulle larve, resta il metodo più efficace. E considerato che l’altitudine è e sarà sempre meno un limite per le zanzare, la prevenzione diventa un dovere anche dove la lotta alle zanzare non fa parte della cultura del luogo.

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